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UN DATA CENTER PER L’IA NELLO SPAZIO? C’E’ CHI CI STA LAVORANDO

Una startup dell’area di Seattle, STARCLOUD, è una delle prime startup a prendere seriamente in considerazione l’idea di utilizzare i satelliti come data center. Lo scorso mese ha lanciato Starcloud-1, un satellite da 59 kg dotato di un chip Nvidia H100. La missione è stata quella di dimostrare che l’hardware di Starcloud-1 può elaborare dati di IA in modo affidabile nell’ambiente di radiazioni estreme dello spazio.

Dopo aver compiuto un piccolo ma storico passo per l’IA spaziale, Starcloud si sta preparando a un grande salto in quello che potrebbe diventare un business da miliardi di dollari.

Starcloud, con sede a Redmond, Washington, è stata fondata nel 2024 da Philip Johnston, dal chief technology officer Ezra Feilden e dal chief engineer Adi Oltean che hanno acquisito esperienze in iniziative che vanno dall’operazione Starlink di SpaceX ad Airbus e McKinsey & Co.

Il modello di business non richiede che Starcloud gestisca il modo in cui vengono elaborati i dati per le applicazioni di intelligenza artificiale. Starcloud fornisce una “scatola” di data center — un satellite alimentato a energia solare dotato dell’hardware per il raffreddamento e la comunicazione — mentre i suoi partner forniscono e gestiscono i chip di elaborazione dati all’interno della scatola.

Starcloud ha in piano di fornire utenze nello spazio, prevedendo 10 gigawatt di potenza dal 2032 per cinque anni, a 3 centesimi per kilowattora.

Inizialmente, il modello di business si concentrava sull’elaborazione dei dati provenienti da altri satelliti prima di inviarli sulla Terra, risparmiando così sui costi di downlinking dei dati grezzi. Ora, anche le aziende tecnologiche stanno valutando i vantaggi dell’uplinking dei dati ai data center orbitali per l’elaborazione.

Le principali aziende nell’IA — tra cui OpenAI, Microsoft, Amazon, Google e Meta — stanno spendendo centinaia di miliardi di dollari in data center che sono sempre più affamati di metratura, energia elettrica e capacità di raffreddamento. Questo ha portato i titani dell’IA, e startup come Starcloud e Sophia Space, a guardare verso l’orbita terrestre come la prossima frontiera.

Il prossimo anno, il chip Nvidia H100 di Starcloud-1 inizierà ad analizzare i dati radar ad apertura sintetica provenienti dalla costellazione satellitare di Capella Space, con l’idea che si possa trarre insight da quei dati in orbita senza dover aspettare qualche giorno per inviare tutti quei dati tramite collegamenti RF molto lenti con stazioni di terra.

Un secondo satellite, Starcloud-2 è previsto per il lancio il prossimo ottobre 2026, con circa 100 volte la capacità di generazione di energia rispetto al suo predecessore. Trasporterà più chip H100 e il più avanzato chip Blackwell B200 di Nvidia.

Successivamente ci sarà Starcloud-3, che è una sonda spaziale di circa 2 tonnellate e 100 kilowatt che decollerà con il formato Starship ‘Pez Dispenser’.

Mettere decine di migliaia di satelliti in orbita terrestre bassa sembra un compito di proporzioni astronomiche. Ma se tutto questo funziona, i satelliti di Starcloud, che generano energia e analizzano i dati, potrebbero andare ancora più lontano. Ci sono molti posti diversi dove possono essere messi, più lontani dalla Terra. Starcloud sta pensando a orbite lunari, ad altri punti lagrangiani. Il vantaggio è di avere molto meno radiazione rispetto alle orbite LEO.

(Immagine di copertina: copyright Starcloud)

Rif. https://www.geekwire.com/2025/starcloud-power-training-ai-space/

Mario Caporale
Author: Mario Caporale

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