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ISTITUTO ITALIANO DI NAVIGAZIONE

Origine del termine “drone”?

Autore: Ing. Leonardo Quattrocchi

 

Da dove viene il termine “drone”?

Letteralmente, in inglese, la parola significa “fuco”, ovvero il maschio dell’ape.

I primi prototipi di velivoli senza pilota emettevano un rumore costante, cupo e ronzante, molto simile a quello prodotto appunto dal volo dei fuchi all’interno di un alveare.

Tale caratteristica fece sì che già i primi esempi di velivoli senza pilota si vedessero assegnati nomi di insetti: il Kettering Bug (bug vuol dire insetto) era un “siluro aereo” sperimentale senza equipaggio, un precursore degli attuali missili da crociera (quindi i missili cruise sono droni? Lo vedremo in seguito).

L’idea nacque pochi mesi dopo che gli USA avevano dichiarato guerra alla Germania, quando l’aeronautica incaricò Charles Kettering di Dayton, Ohio, di progettare una «macchina volante» senza pilota in grado di trasportare un siluro e colpire un bersaglio a una distanza di circa 60 km. Il Kettering Aerial Torpedo, noto poi come Kettering Bug, fu realizzato dalla Dayton-Wright Airplane Company. Orville Wright fu consulente aeronautico per il progetto, mentre Elmer Ambrose Sperry progettò il sistema di controllo e guida, entrambi nomi ben noti nel mondo aeronautico.

Fonte: National Museum of the United States Air Force, Dayton, Ohio; Foto G. Hume

Il velivolo aveva un motore DePalma V4 a due tempi da 40 HP prodotto in serie dalla Ford Motor Company al prezzo di circa 40$ l’uno. Fusoliera e struttura erano in laminato di legno e cartapesta, mentre le ali erano in cartone. Il “Bug” poteva volare a circa 80 km/h ed il costo totale di ogni Bug era di 400$.

Il Bug veniva lanciato utilizzando un sistema simile al metodo impiegato dai fratelli Wright quando effettuarono i loro primi voli a motore nel 1903.

Ovviamente a quel tempo non c’erano i sistemi di posizionamento satellitare e allora come si “guidava” il Bug?

Prima del decollo, si determinava la distanza da percorrere, tenendo conto della velocità e della presunta direzione del vento lungo la traiettoria di volo. Questo dato veniva usato per calcolare il numero totale di giri del motore necessari affinché il Bug raggiungesse la sua destinazione. Quando il contatore di giri totali raggiungeva questo valore, una camma scendeva a spegnere il motore e ritrarre i bulloni che fissavano le ali, che quindi cadevano. Il Bug iniziava una traiettoria balistica verso il bersaglio; l’impatto faceva esplodere il carico di circa 80 kg di esplosivo.

Anche qui la similitudine biologica: il fuco non raccoglie nettare, il suo ruolo è limitato e guidato dalle necessità della colonia. Allo stesso modo, i primi droni non avevano una sensoristica propria oltre un piccolo giroscopio di bordo e un barometro/altimetro aneroide, né avevano una capacità “decisionale”: erano macchine che eseguivano comandi pre-programmati.

Funzionava? Nonostante alcuni limitati successi ottenuti durante le prime prove (su 25 lanci, 7 successi) il Bug non fu mai impiegato in combattimento. Si nutrivano preoccupazioni sulla sua affidabilità nel trasporto di esplosivi in particolare quando volava sopra le proprie truppe. Alla fine della guerra erano stati prodotti circa 45 esemplari del Bug. Il velivolo e la sua tecnologia rimasero segreti fino alla 2nda Guerra Mondiale.

Durante il periodo tra le due guerre proseguirono lo sviluppo e i test sui velivoli senza pilota. Nel 1935 la Gran Bretagna produsse una serie di velivoli radiocomandati da utilizzare come bersagli per l’addestramento. Si ritiene che il termine «drone» cominciò a essere utilizzato in quel periodo, ispirandosi al nome di uno di questi modelli, il DH.82B Queen Bee (Ape Regina).

In omaggio a questo modello gli americani iniziarono a chiamare i propri modelli simili “drones”. Mentre l’Ape Regina era il bersaglio principale, i “fuchi” erano i velivoli che eseguivano il lavoro meccanico e ripetitivo.

Foto: Imperial War Museum

 

Fonti dell’articolo: National Museum of the United States Air Force; Imperial War Museum; Wikipedia; Invention Flex; Smithsonian Nat’l Air & Space Museum

L’immagine in evidenza –  Fonte: National Museum of the United States Air Force, Dayton, Ohio; Foto G. Hume

Mario Caporale
Author: Mario Caporale

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