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ISTITUTO ITALIANO DI NAVIGAZIONE

In questi giorni, nell’ambito dei comitati previsti nelle sessioni dell’IMO (International Maritime Organization) a Londra, verrà presumibilmente portata all’attenzione la problematica relativa alla interferenza deliberata di segnali satellitari, anche da parte di singole entità statutali Stati, causa di possibili pericoli per la navigazione internazionale marittima.

L’allarme è stato recentemente sollecitato dalla “Resilient Navigation and Timing Foundation” (RNT). Si tratta di una Associazione internazionale, sul modello think-tank, con sede negli USA e che annovera, tra l’altro, 14 organizzazioni marittime di tutto il mondo, tra cui dal 2017 anche lo stesso Istituto italiano di Navigazione.

In particolate la RNT avrebbe di recente invitato la stessa US Coast Guard ad intervenire presso l’IMO affinché possano essere prese in considerazione iniziative nei confronti di tali possibili interferenze.
La notizia è stata recentemente diffusa anche da altre fonti nazionali (Avvistatore Marittimo nr. 10 luglio 2019TheMediTelegraph).

Ad essere sotto accusa sono le tecniche di jamming (in breve disturbo) o di spoofing (alterazione di dati); si tratta di due tecniche di interferenze chem agendo sui segnali dei sistemi di navigazione satellitare globali (GNSS – Global Navigation Satellite System), possono con varie metodologie causare impatti sulla sicurezza della navigazione sia sotto l’aspetto della safety che della security.
In qualche modo si tratta anche un questo caso di un argomento che sempre più rientra nei temi di Maritime Cyber Security sempre più all’attenzione dell’intero cluster marittimo.
Per lo jamming si parla per lo più di un puro di disturbo che può provocare, a secondo dell’intensità e della durata, un oscuramento parziale o totale del segnale GPS, impedendo pertanto alle navi di determinare la propria posizione con metodologie puramente elettroniche; è evidente che l’alternativa non può che essere, ammesso che la nave se ne accorga subito, il ricorso ad altri sistemi di posizionamento cosiddetti convenzionali ad esempio in vicinanza di costa ovvero ricorrendo alla più che tradizionale navigazione astronomica che sembrava ormai solo una reminiscenza “romantica” della navigazione marittima.
Lo spoofing è invece una tecnica più sofisticata e che richiede anche una tecnologia minaccia più mirata. Mediante falsi segnali GPS è possibile infatti poter ingannare i sistemi di conduzione della navigazione con errori anche notevoli. In mancanza di riscontri della posizione nave, attraverso altri mezzi anche puramente convenzionali, la nave potrebbe addirittura non accorgersi di navigare su una rotta differente da quella reale e che invece dovrebbe seguire.
Al riguardo alcune società/organizzazioni stanno riprendendo in considerazione tecniche di radionavigazione tipo “eLoran”.
Nel 2013 ricercatori dell’Università USA del Texas avevano già dimostrato tecnicamente, attraverso delle sperimentazioni in mare, la possibilità di poter alterare/cambiare la rotta di una nave interferendo con il proprio segnale GPS, facendo in modo che i relativi sistemi di navigazione di bordo falsamente interpretassero la posizione e quindi la stessa direzione della nave.
In effetti il 22 giugno 2017 nel Mar Baltico si era già effettivamente registrato un caso poi classificato di “spoofing”. Una nave della USN, in navigazione in prossimità delle coste del porto di Novorossiysk (Russia) e che aveva subito tale interferenza, aveva infatti comunicato al U.S. Coast Guard Navigation Center un messaggio che indicava posizioni rilevate dal GPS di bordo con errori fino a 25 miglia. Dai dati successivamente raccolti sarebbe risultato che circa altre 20 navi nella zona avrebbero registrato la stessa tipologia di interferenza. Un sistema usato con successo già nel 2016 basato su “applicazioni” tipo “PokemonGo” che utilizzano proprio il dato GPS.

(Fonte: Fondazione RTN)

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